Rassegna Stampa
Dicono di noi
VIVERE A CARUGATE
(1 maggio 2020)

PRIMA LA MARTESNA
(15 marzo 2020)

A Merenda con lo stregatto
(2 giugno 2006)Nel 1896 Carugate contava circa 2.700 abitanti, l'anziano parroco di allora, don Taroni, era
affiancato da due giovani coadiutori: don Luigi Mari e don Felice Conti.
Fra le varie iniziative intraprese in quel periodo dai due giovani sacerdoti è da ricordare da parte di don Mari, la fondazione
della Banda Santa Marcellina.
La Banda, oggi "Corpo Musicale", celebra pertanto quest´anno il 110° anniversario dalla sua fondazione. In questo
lungo periodo si sono succedute varie generazione di bandisti e di Maestri direttori, tra questi ultimi ricordiamo il primo
direttore Sig. Neri, presumibilmente monzese, cui succedettero i Maestri Gennari, Luigi Montanari, Luigi Nazzari,
Francesco Rossetti e l'attuale Claudio Zoppetti.
In occasione del 60 Anniversario della Repubblica, venerdì 2 giugno 2006 si è svolto presso il cortile della Scuola
Elementare di Via Roma un concerto speciale, presentato
dal Corpo Musicale in collaborazione con il "Piccolo Coro la Goccia" di Vimercate.
Un'esibizione di nuova concezione per la nostra banda, che ha accompagnato le voci bianche di circa un'ottantina di
bambini.
Con le sue canzoni, intervallate da brevi intermezzi teatrali, il "Piccolo Coro la Goccia" ha così
ripercorso la
favola di "Alice nel paese delle meraviglie", intonando canzoni dello Zecchino d'Oro e altri brani musicali.
Uno spettacolo adatto a tutte le età. Il coro dei bambini, con il suo entusiasmo e la sua spontaneità,
ha così augurato buon compleanno alla nostra Banda. Le celebrazioni per il 110 anniversario di fondazione
proseguiranno con il concerto, che si terrà in Piazza Manzoni in occasione della Festa Patronale nel prossimo
mese di settembre.
de Il Segno di Marco Baracetti

Concerto di Natale 2005
La sera di mercoledì 21 dicembre 2005 nella Chiesa Parrocchiale di Carugate,
si è svolto il tradizionale Concerto di Natale del Corpo Musicale Santa Marcellina, magistralmente diretto
dal maestro Claudio Zoppetti.
Il programma ha spaziato tra autori noti e meno noti che vanno dal '700 ai giorni
nostri, Bach, Handel, Mozart, Rossini, Mahler, Hardiman, Hurrell, Jabovski, Geldof, i Vangelis.
I brani, tratti spesso da opere liriche o sinfoniche, sono degli arrangiamenti per banda in quanto la versione originale
è per orchestra.
La novità e la lieta sorpresa del repertorio presentato sta proprio qui: si tratta di un programma di musiche
impegnative che il corpo bandistico ha saputo ben interpretare nonostante la mancanza degli archi egregiamente sostituiti
dai fiati e dalle percussioni.
Molti e meritati applausi hanno sottolineato il gradimento del pubblico per tutti i pezzi eseguiti tra i quali ricordiamo
uno straripante Rossini nella sinfonia della Cenerentola e un'altrettanto gioioso Mozart nei suoi Rondò alla Turca
e nel The young Amadeus, un grandioso Handel nella sua Musica dei fuochi d'artificio reali un tardo romantico Mahler nel
finale della sua terza sinfonia.
Al di là dei brani eseguiti e degli aspetti tecnico-musicali, l'appuntamento di fine anno con "la Banda"
è per ogni carugatese occasione di piacevole incontro con la buona musica. Non solo: chi conosce Carugate sa bene
che "la Banda" è un po' come una seconda famiglia, sempre presente nei momenti importanti della vita
comunitaria di tutto l'anno. Questo concerto rappresenta una bella introduzione - ha sottolineato don Piero - alle imminenti
Festività natalizie, che ci aiuta a prendere le distanze dal loro aspetto meramente esteriore e consumistico.
Durante l'intervallo tra la prima e la seconda parte del concerto, sono stati premiati alcuni bandisti, per il loro
impegno nell'arco del 2005 e non solo. Poco prima del termine, il signor Mario Preghiera, componente del Corpo Musicale, ha letto
la poesia che riportiamo di seguito, da lui composta per l'occasione.
Non può mancare in chiusura un ringraziamento ai bandisti, al maestro, agli sponsor e a tutti coloro che permettono alla Banda
di essere presente, anno dopo anno, con un repertorio sempre più vasto, nuovo e coinvolgente.
de Il Segno di Marco Baracetti

Varie
Riccardo Muti: "Salviamo le bande"
Il maestro dirigerà un gruppo di giovani musicisti calabresi per lanciare l'allarme: "Tremila complessi
sono in crisi e senza soldi. Questo e' un vero delitto culturale"
ROMA — È la banda il Panda della musica, l'«animale culturale»
a rischio estinzione. Le storiche bande di paese, abbandonate dallo Stato, sono allo sbando e potrebbero
chiudere. «Chiamiamo le cose come sono: è un delitto culturale», tuona Riccardo Muti.
Il 14 giugno, per la prima volta nella sua carriera, al Ravenna Festival dirigerà una banda.
Può sembrare una provocazione culturale, in realtà è un modo per richiamare l'attenzione
su una realtà liquidata frettolosamente come un genere fuori moda. «Il mio vuole essere un
omaggio alla crisi di tutte le bande d'Italia». Con lui risuoneranno gli squilli della banda di
Delianuova, 80 ragazzi che suonano nella terra della 'ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria; è
il piccolo miracolo dell'Aspromonte, dove la musica non arriva. «Le bande rappresentano, per tante
città del nostro paese, l'unica occasione di ascoltar musica, spesso gratuitamente». Muti
aprirà e chiuderà il concerto, con le Sinfonie di Nabucco e Norma, «per sottolineare a
chi di dovere l'importanza assoluta delle bande musicali». Per l'Unità, che alla crisi delle
bande ha dedicato un'inchiesta, «chi di dovere » sono le Regioni che hanno il compito di reperire
fondi con programmi triennali di intervento.
«DIPENDONO DALL'ASSESSORE DI TURNO» — Ma le 3 mila bande italiane
dipendono dalla sensibilità dell'assessore di turno. Servono soldi per l'acquisto degli strumenti,
gli spostamenti, i locali per le prove, i corsi di formazione. «Non devono essere istituti
assistenziali, chi è responsabile non può alzare le spalle con un vago sorriso ma ha
l'obbligo di mantenere in vita queste compagini, dobbiamo dare uno stipendio a chi porta diletto e cultura
in posti dove raggiungere un teatro è impossibile». Muti ha già ascoltato i ragazzi
dell'Aspromonte quando andò con la sua Orchestra Cherubini a Reggio Calabria: «È un
gruppo meraviglioso di strumenti a fiato con una disciplina artistica e umana straordinaria; hanno un
portamento che sembrano usciti dai collegi più prestigiosi di Oxford; hanno passione e amore».
Si ferma: «Hanno digni-tà». Il maestro ha passato la Pasqua a Molfetta, la sua
città, dove ha seguito «le processioni del Sud, quelle dei Misteri, una tradizione centenaria
sempre seguita dalle bande. Ho conosciuto fior di strumentisti, che venivano dalle bande ». Muti
vuole sciogliere il nodo del disinteresse, il luogo comune delle marcette militari e delle fanfare:
«Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di
bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi
quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l'arrivo del re Duncano nel
Macbeth». E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. «E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini
che nel second'atto dell'Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell'organo ed
è uno dei momenti sublimi di quell'opera». Ha passato tante serate a sentire le bande, a
Lanciano, a Francavilla, a Besana Brianza dove l'hanno fatto cittadino onorario: «Usano strumenti
che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni,
l'eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore». Il grande impulso nel
repertorio bandistico avvenne durante la Rivoluzione francese, si trattava di riempire la vita associata
con nuovi rituali, odi e inni, non solo quelli chiesastici. «All'estero i paesi civili hanno bande
meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio
da barbiere».
«TOTO' DIRETTORE MANCATO» — Maestro, ricorda Totò a colori,
quando dirige la banda come un pupo siciliano? «Un grande attore, un poeta, l'autore di Malafemmena.
In quel film fa un gesto musicale in forma di gioco, ma ogni gesto è di una tale precisione che non
è solo a ridosso della musica, evoca il suono che sta per produrre. Se Totò avesse fatto il
direttore d'orchestra, sarebbe stato uno dei più grandi del secolo. Sarebbe bene mostrare alle
classi di direzione d'orchestra Totò che dirige la banda, non solo quando fa il tric trac e i
mortaretti ma nei pizzicati, nei legati, negli staccati, per capire che una certa mimica è in
diretto contatto con la musica».
La missione possibile di Muti a Ravenna: ridare nobiltà al repertorio bandistico.
de Il Corriere della Sera di Valerio Cappelli del 27/03/2008

Risposta dell'ANBIMA del 31/3/2008






